Villanova d’Albenga un serata tra amici “rivoluziona” il voto del Premio Vermentino…

L’idea è di quelle che, da sempre, unisce gli uomini e, spesso, impedisce le guerre: la tavola. E anche se non ci sono contese all’orizzonte, cosa c’è di meglio di una cena conviviale tra amici, alcuni di vecchia data, altri che lo diventeranno dopo qualche piatto e un po’ di vino…Si, perchè la cena in questione, accanto allo stare assieme, aveva lo scopo di giocare con i vini, e non poteva essere altrimenti visto che il padrone di casa, siamo nel suggestivo centro storico di Villanova d’Albenga, è Pier Paolo Caria, appassionato e competente sommelier Fisar.

Ai fornelli due chef di grande valore, Andrea Masala e Francesco Santinato, manipolatori di cinghiale e polli ruspanti (vabbè, non proprio l’abbinamento estivo per eccellenza, ma fa lo stesso…), tra gli ospiti un enologo di valore assoluto come Alex Berriolo, sommelier di rango come Franco Demoro, Gian Guido Maiolino, Enrico Taccone, anche assaggiatore di formaggi Onaf (a proposito, c’è in programma un corso per assaggiatori anche in provincia di Savona e in quella di Imperia) e chi scrive, in qualità di…boh, comunque bene così!

E visto che “prima il dovere, poi il piacere” veniamo al “gioco serio”, le tre bottiglie di vermentino ligure premiate al concorso di Diano Castello, degustate alla cieca per vedere se la giuria di esperti ha gli stessi gusti della tavolata villanovese. Con Pier Paolo nei panni del bravo sommelier a versare i vini dalle bottiglie insacchettate e numerate, si apre la discussione ad ogni sorso: “questo è agrumato”, “questo è minerale”, “questo è persistente”, insomma ognuno a dire la sua e, bisogna dirlo, tutte osservazioni azzeccate. Il punto è che il giudizio della giuria di Diano Castello, qualificatissima, con l’amico Paolo Massobrio alla presidenza, è alla fine risultato ribaltato. Il vermentino di Fontanacota, vigne a Dolcedo, ha “battuto” i due vermentini di Ortovero, quello dei Viticoltori Ingauni e quello di Durin (intendiamoci, ottimi vini, da consigliare).

E dopo il momento del gioco…a tavola, non prima di un difficile lavoro: aprire una bottiglia di Barbaresco 2008 della cantina La Licenziana portata da Franco Demoro. Non è facile togliere il tappo a una bottiglia così grande, e soprattutto non è facile travasare il vino in un decanter, vuoi per il peso della bottiglia, vuoi perchè bisogna farlo con delicatezza. Operazione riuscita al punto che quel vino, un vero nettare, da meditazione, servirà anche per uno splendido risotto preparato da chef Santinato, oltre che per accompagnare la pasta al ragù di cinghiale firmata chef Masala. Nel mezzo il cinghiale preparato dai due chef e il pollo a chilometro zero allevato da Pier Paolo (una vera scoperta come agricoltore e allevatore!).

Prima dell’inevitabile mirto di ordinanza Enrico Taccone fa uscire dal cappello una sorpresa: un orologio di formaggi con tanto di lezione, gratuita, di come degustarli…Un mondo affascinante e goloso, non c’è che dire. La conclusione è che serate del genere, fatte con amici simpatici e competenti, aiutano non solo a divertirsi, ma anche ad arricchire la propria cultura, di cibo, di vino e di storie. Stare assieme e mangiare sono una cosa seria!

 

NOTIZIE CORRELATE